Il Karate e' un'arte marziale di origine giapponese, sviluppatasi dalle arti di combattimento a mani nude esercitate nell'isola di Okinawa.
Le prime testimonianze di queste ultime risalgono al 1600, anche se è certo che già tre secoli prima fossero presenti nell'isola forme di lotta senz'armi.
Dall'isola di Okinawa il maestro G. Funakoshi (1868-1957) operò la diffusione del Karate nel Giappone centrale inaugurando a Tokyo nel 1938 il proprio “dojo” (palestra) cui diede il nome di “Shotokan” , nome che contraddistinse da allora il suo stile.
Il termine, che può essere tradotto “Casa nel fruscìo della pineta” ricorda l'amore di Funakoshi per la meditazione cui si dedicava camminando nei boschi del paese natale.
Nelle sue poesie egli scriveva: “Amerei proseguire la via del Karate, così come la vita, nella grazia della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini “.

Gli ideogrammi giapponesi”kara”e “te”possono essere tradotti come “vuota” e “mano”, ed a questi egli aggiunse il suffisso “do” ( “via” ), chiamando quindi “Karate-do” l'arte marziale ( “via della mano vuota” ).
Nella cultura giapponese il significato di “do” si può vagamente rendere come un percorso che, attraverso una disciplina, conduca al perfezionamento dello spirito, in armonia con le leggi che governano l'universo.
Il Karate-do non è dunque uno studio finalizzato alla ricerca della massima efficacia nel colpire, offendere e danneggiare un avversario.
A tale proposito ricordiamo le parole drl maestro K.Mabuni, che nella nella sua opera “Shito-ryu Karate-do” dice:
“...II vero karate-do non è una semplice arte del combattimento. Il suo obiettivo è forgiare il corpo e lo spirito. In effetti quest 'arte è stata praticata e approfondita storicamente allo scopo di raggiungere la dignità di un saggio. Gli adepti di karate-do devono riflettere sul senso di queste due massime : L'arte del pugno è quella di un saggio e Il karate non comincia mai con un attacco . Essi non devono mai dimenticarlo”.